Caro diario... RSS

Memorie preventive
Commenti via mail

Archive

Feb
22nd
Sun
permalink
Jan
18th
Sun
permalink

«Tv di Stato non degna di un paese civile»

Corriere della sera

MILANO - Sulla tv nazionale c’è una «volontà di colpire chi si impegna allo stremo per il bene del Paese anche fra gli esponenti della sinistra che si impegnano per questo; una volontà che non si vede in nessuna tv nazionale di nessun paese civile al mondo». È l’attacco del premier Silvio Berlusconi al sistema televisivo - e implicitamente alle reti pubbliche - nel corso di un comizio a Nuoro. «Quando vado sulla tv nazionale in seconda serata - ha proseguito il premier - mi bastano 5 minuti per sentire qualcosa contro di me: l’altra sera c’era addirittura un’astrologa che mi attaccava».

CALO DI GRADIMENTO - Il Cavaliere ha anche parlato delle prese di posizione e dei distinguo, soprattutto da parte di An e del suo leader Gianfranco Fini, dopo la decisione di imporre la fiducia sul decreto anti-crisi e sulle modalità di transizione verso il partito unico del centrodestra. Una divergenza di opinioni, quella tra il premier e il presidente della Camera, che era stata indicata come segnale di frattura. «Gli elettori non vogliono vedere una squadra che non va d’accordo - ha sottolineato -. In realtà non ci sono distanze, ma attraverso stampa e tv vengono percepite come distanze fondate. In questi giorni abbiamo perso 5-6 punti percentuali, non per colpa del governo del presidente del Consiglio o di una componente politica, ma si sono persi 5 o 6 punti per una cosa basata sul nulla».

I RAPPORTI CON AN - Quanto ai problemi di relazione tra Forza Italia e An, Berlusconi ha spiegato che «i rapporti che avevo con La Russa li avrò anche con Fini: nel Pdl non cambierà nulla, lo statuto non era stato portato all’attenzione di Fini ma è scritto da due mesi, non è definito ma c’è stata una prima scrittura che è stata consegnata da An e agli altri partiti del Pdl e su cui ci sono stati moltissimi incontri: il fatto è che c’è stato un problema di comunicazione fra An e La Russa». Ma a breve giro di agenzie gli risponde Italo Bocchino, esponente di An e presidente vicario del Pdl alla Camera: «Non esistono problemi di comunicazione tra La Russa ed An. Anzi, sono state proprio le assidue e puntuali comunicazioni di La Russa a tutta An ad aver reso necessario un chiarimento in merito alla costituzione del Pdl».

permalink

Anno sottozero

Marco Travaglio da l’Unità

Per curiosità, è normale che il presidente della Camera stabilisca i «limiti della decenza» di un programma tv e scriva al presidente della Rai invocando pene esemplari? È normale che un governo straniero giudichi la «professionalità» di un giornalista italiano? È normale che il consigliere Rai Rognoni intimi al giornalista di «non interloquire col presidente della Camera» anziché invitare il presidente della Camera a non insultare i giornalisti? È normale che il presidente Rai accusi un programma su una guerra in corso di «alimentare animosità e contrapposizioni» (come se a Gaza si sparasse perché AnnoZero eccita gli animi)? È normale che una giornalista invitata a dire ciò che pensa utilizzi il suo spazio per insegnare al conduttore come deve condurre la sua trasmissione, chi deve invitare e non invitare, e per spiegare agli altri ospiti cosa devono dire per «orientare il pensiero della gente»? È normale che giornali e politici prendano per buoni i delirii di questa signora sul programma «schierato al 99,9% con i palestinesi», mentre lei stessa, più la scrittrice israeliana Manuela Dviri, più l’esperto Andrea Nativi, più tre giovani ospiti, più il sottoscritto han potuto liberamente rammentare le ragioni di Israele, e il conduttore ha rintuzzato le allucinanti dichiarazioni di palestinesi sulla Shoah? È normale che opinionisti e politici commentino il programma senz’averlo visto e senz’accorgersi che mancava in studio uno degl’invitati principali, il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici che aveva dato forfait un’ora prima del programma? Così, tanto per sapere.

Dec
11th
Thu
permalink
Nov
24th
Mon
permalink
Nov
16th
Sun
permalink

Nazirock…

da L’Unità

Aggrediti, insultati e picchiati da un gruppo di attivisti di estrema destra solo perché si portavano dietro un bongo. È successo nella notte a Bologna a un gruppo di ragazzi, per lo più studenti fuorisede, che passeggiavano proprio sotto le due torri. Venivano da una festa di laurea, erano stati in piazza Santo Stefano e all’altezza di piazza della Mercanzia hanno incrociato, verso le 3.15, un gruppo di una decina di «Skin» e «Nazi». Prima sono partiti gli insulti. 

«Partigiani di m…, comunisti di m…». Poi, quando uno dei ragazzi ha risposto («sono comunista e ne vado fiero, i partigiani hanno liberato l’Italia») si è scatenata la furia degli skin. Pugni e calci ma anche bottigliate e colpi di sedie e sgabelli presi «a prestito» da un locale. Due i ragazzi feriti (entrambi di Catanzaro, un 34enne a cui sono stati rotti il naso e la mascella e un 21enne in modo lieve) e quattro i «nazi» finiti in manette nel giro di mezz’ora. Sono tutti attivisti delle frange estreme ben noti alla Digos, alcuni hanno precedenti e uno è a processo per episodi analoghi. Tra gli arrestati c’è il bolognese Luigi Guerzoni, responsabile provinciale dei giovani di Forza Nuova di Bologna: il gruppo di «nazi», era fuori proprio per festeggiare il suo 33° compleanno. 

Oltre a Guerzoni (che ha una lunga lista di precedenti e nel 2002 era finito in carcere per un’aggressione analoga), gli arrestati sono Vincenzo Gerardi, Alessandro Malaguti e Xavier Gunther Latiano. Per loro si apriranno le porte del carcere con le accuse di lesioni gravi, minacce aggravate e porto abusivo di armi in concorso. Di sicuro verrà contestata l’aggravante del numero di persone e anche i futili motivi. 

Il gruppo di ragazzi aggrediti era formato da sei o sette persone: un gruppo eterogeneo ma quasi tutti studenti fuorisede, tra cui ragazzi pugliesi, calabresi (come le due vittime di Catanzaro) e anche un bolognese. Tra loro non ci sono attivisti di sinistra: a fare irritare i nazi è stato il loro look, le code di cavallo, i capelli lunghi e soprattutto il bongo che avevano con loro, che durante l’aggressione è stato rotto. 

Il ferito più grave, che ha riportato la rottura di naso e mascella, ha 34 anni ed è stato colpito dai nazi anche quando era già a terra: ricoverato all’Ospedale Maggiore, è poi stato trasferito al Bellaria. Oltre alla rottura di naso e mascella, ha riportato un trauma facciale con contusione a un occhio, l’estrazione di un molare e un trauma cranico non commotivo. L’altro ragazzo ferito ha 21 anni e ha avuto soltanto tre giorni di prognosi. 

A dare l’allarme è stato il gruppo dei ragazzi aggrediti: subito dopo le botte, hanno fermato una volante della polizia che passava in zona. Immediate le ricerche: Latiano è stato fermato subito mentre era ancora vicino alle due torri, gli altri tre «nazi» sono stati fermati poco dopo in via Ugo Bassi. Gli arrestati (che sono stati riconosciuti dai ragazzi aggrediti nell’immediatezza) sono tutti noti alla Digos per il loro attivismo nelle frange di estrema destra. Malaguti (20 anni) e Latiano (25 anni), però, fino ad oggi erano incensurati.

Nov
10th
Mon
permalink
Nov
7th
Fri
permalink
Nov
5th
Wed
permalink
Good Morning!

Good Morning!

Nov
1st
Sat
permalink

P2, più di 900 adepti per sovvertire lo Stato

da L’Unità

La P2 è la loggia massonica Propaganda Due. La P2 era una loggia segreta, il cui scopo era reclutare membri con la finalità di sovvertire l’assetto socio-politico-istituzionale. La P2 riunì in segreto circa mille esponenti di primo piano del mondo politico-istituzionale, spesso molto noti. L’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, definì la P2 «un’associazione a delinquere».

Le origini della P2 si perdono nella storia visto che la loggia chiama in causa il mondo della massoneria. Di sicuro nel 1969 fu chiesto all’allora sconosciuto Licio Gelli, entrato nella massoneria solo nel 1965, di operare per la unificazione delle varie comunità massoniche. Nel 1970 a Gelli fu delegata la gestione della P2.

La lista degli appartenenti alla P2 fu tenuta riservata anche dopo la scoperta. I tentennamenti nel rendere pubblica gli appartenenti alla loggia costò ad Arnaldo Forlani la carica di presidente del Consiglio. La lista fu poi resa nota nel 1981. Tra i 932 iscritti c’era Silvio Berlusconi. Anche personaggi dello spettacolo come Claudio Villa, Alighiero Noschese e Maurizio Costanzo erano nella lista. Inoltre facevano parte della P2 Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell’ENI), Duilio Poggiolini ed i vertici dei servizi segreti italiani. 

I numeri della loggia sono impressionanti: 44 parlamentari, 3 ministri del governo allora in carica, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche giornalisti ed imprenditori.

«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo», queste le parole che Licio Gelli rilasciò nel 2003 in un’intervista a Repubblica realizzata da Concita De Gregorio. E nel 2003, guarda caso, al governo c’era Berlusconi.